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La nuova frontiera dei prestiti passa per lo smartphone

Ad oggi gli smartphone sono diventati una componente fondamentale ed onnipresente delle nostre vite. La frenesia del mondo in cui viviamo, in cui rimanere sempre connessi è diventata la regola e non più un’ opzione, ha aperto le porte a nuove strade che i colossi della finanza possono sfruttare a proprio vantaggio. L’ultima novità sono delle app speciali che sarebbero in grado di determinare se siamo o meno cattivi pagatori, fornendo quindi alla nostra banca i dati necessari per decidere se concedere o meno un eventuale prestito.

Sembra follia ma è già realtà. Queste app, fra le più famose troviamo quelle sviluppate da start up come Branch.co o inVenture, avrebbero la capacità, grazie ad un algoritmo che utilizza più di 10 mila parametri, di analizzare e valutare i comportamenti del proprietario dello smartphone, monitorando i dati di chiamate in uscita e in ricezione, degli sms inviati e ricevuti, le tariffe a cui si telefona, il fatto se ci si sposta o meno per lavoro e tantissime altre cose.

In pratica la nostra vita viene passata ai raggi x dal nostro smartphone che poi è in grado di dare esso stesso una valutazione del nostro profilo e dirci se siamo o meno idonei a ricevere un prestito. Laddove prima a decidere era il direttore della filiale e quindi una figura umana, adesso ci ritroviamo in balia della tecnologia che purtroppo non è ancora perfetta e che quindi porta ad inevitabili discriminazioni.

Uno dei casi che più ha fatto discutere di recente è quello dell’uomo statunitense che si è visto negare il prestito dalla propria banca solo perchè, a causa della rottura della propria auto, ha dovuto affrontare spese extra. Insomma è giusto affidarsi completamente alla tecnologia o è ancora fondamentale la supervisione umana per determinare il giudizio finale?

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